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Sandro PertiniSandro Pertini, settimo presidente della Repubblica Italiana (1978 – 1985), primo socialista  a ricoprire tale la carica. Fervente antifascista, perseguitato dal regime.

Con la presa del potere di Mussolini, cerca riparo in Francia, dove, per sostenersi, fa il muratore, l’imbianchino ed altri mestieri. Nel 1929 rientra clandestinamente in Italia, tuttavia la polizia fascista lo cattura. In seguito al processo, il Tribunale Speciale per la difesa dello Stato lo condanna a dieci anni e nove mesi di reclusione e tre anni di vigilanza speciale. E’ colpevole di aver «svolto all’estero attività tali da recare nocumento agl’interessi nazionali».

Perché mamma, perché? Qui nella mia cella di nascosto, ho pianto lacrime di amarezza e di vergogna – quale smarrimento ti ha sorpresa, perché tu abbia potuto compiere un simile atto di debolezza? E mi sento umiliato al pensiero che tu, sia pure per un solo istante, abbia potuto supporre che io potessi abiurare la mia fede politica pur di riacquistare la libertà. Tu che mi hai sempre compreso che tanto andavi orgogliosa di me, hai potuto pensare questo? Ma, dunque, ti sei improvvisamente così allontanata da me, da non intendere più l’amore, che io sento per la mia idea?

Sandro Pertini
Lettera alla madre che chiese domanda di grazia

Il 20 settembre 1940, pur avendo scontato la sua condanna, il Tribunale fascista lo giudica «elemento pericolosissimo per l’ordine nazionale», condannandolo al confino di Ventotene per altri cinque anni. Riacquista la libertà il 13 agosto 1943.

Il 15 ottobre 1943, al termine di una riunione del direttivo PSIUP a Roma, la polizia fascista lo individua e lo cattura, assieme a Giuseppe Saragat e ad altri dirigenti socialisti. Tradotti nel carcere di Regina Coeli e condannati a morte per la loro attività partigiana. Riuscirono ad evadere il 24 gennaio 1944, grazie ad un’azione ideata da Peppino Gracceva e Giuliano Vassalli.

Nel maggio del 1944, Pertini si diresse a Milano, per partecipare attivamente alla Resistenza. L’11 agosto 1944 prese parte agli scontri per la liberazione di Firenze. Successivamente ritorna a Roma.

Nella capitale liberata manifesta tuttavia l’intenzione di rientrare al nord e condurre in territorio occupato l’attività partigiana. Con un volo aereo da Napoli passa in Francia, raggiungendo Lione. Poi Digione e successivamente a Chamonix, dove prese contatti con la Resistenza francese.

Assieme a Cerilo Spinelli, il fratello di Altiero, sale sul monte Bianco con una teleferica portamerci, per poi attraversare la Mer de Glace, grazie all’aiuto del campione francese di sci, Émile Allais. Da Aosta, evitando pattuglie e posti di blocco dei tedeschi, arriva prima a Torino e quindi a Milano.

Il 29 marzo del 1945 costituisce, con Leo Valiani (Partito d’Azione) ed Emilio Sereni (PCI), un comitato militare insurrezionale in seno al CLNAI, per preparare l’insurrezione di Milano e l’occupazione della città. Il 25 aprile 1945 la sua voce proclamare alla radio lo sciopero generale insurrezionale della città.

Mussolini, mentre giallo di livore e di paura tentava di varcare la frontiera svizzera, è stato arrestato. Egli dovrà essere consegnato ad un tribunale del popolo, perché lo giudichi per direttissima. E per tutte le vittime del fascismo e per il popolo italiano dal fascismo gettato in tanta rovina egli dovrà essere e sarà giustiziato. Questo noi vogliamo, nonostante che pensiamo che per quest’uomo il plotone di esecuzione sia troppo onore. Egli meriterebbe di essere ucciso come un cane tignoso. Questo è il disastroso risultato di vent’anni di dominazione fascista. Lo ricordiamo soprattutto a coloro che al fascismo ed al suo capo hanno sino ad ieri applaudito, pronti oggi a mettersi sotto una delle insegne politiche trionfanti per rifarsi una verginità cento volte perduta e per realizzare quelle ambizioni che non sono riusciti a realizzare sotto il fascismo.

Sandro Pertini
(27 aprile 1945)

3d book display image of Il golfo ai poeti

L'ultimo arrivato!

Questo bellissimo saggio ci racconta come la cultura di guerra e di morte genera gli stessi mostri in tutto il Paese: pessimismo, obbedienza, passività, senso di sconfitta, conformismo, opportunismo, clientelismo. Figli di un dio minore, vittime e colpevoli allo stesso tempo dei propri mali. Politici e rappresentanti istituzionali fotocopia. Iene e sciacalli ai banchetti delle opere pubbliche e gattopardi perché cambi tutto purché non cambi nulla.

Lo scenario che ci delinea e ci offre queste pagine che seguiranno è certamente doloroso, tragico, inquietante, ma in questo suo coraggioso e generoso atto di denuncia traspare sempre lo smisurato amore per La Spezia, per il suo Golfo, il suo Mare. Pagine e immagini che feriscono il cuore ma in cui respiriamo ancora speranza ed utopia. Che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace.

Antonio Mazzeo

ORDINALO!