Tag: Decima MAS

La Decima MAS fu un’unità speciale della Regia Marina italiana, costituita da uomini d’assalto, sommozzatori, e motoscafi armati siluranti (MAS). La prima unità venne costituita il 23 aprile 1939, alla Spezia. Dopo l’entrata in guerra del regime fascista, nel 1941, la 1ª flottiglia venne denominata 10ª Flottiglia MAS. La nuova denominazione fu proposta dell’allora comandante del reparto, capitano di fregata Vittorio Moccagatta, evocativa della X Legio di Giulio Cesare.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre, il comando di stanza nella caserma della Spezia non si sbandò e, agli ordini di Junio Valerio Borghese. Borghese sostituì, nella denominazione il numero romano, e l’unità divenne Xª MAS, formazione militare autonoma ed  integrata nella Marina Nazionale Repubblicana. Fu affiancata una divisione di fanteria di marina, con l’obiettivo di continuare la lotta contro gli Alleati ed impiegati nella lotta antipartigiana (Liguria, Langhe, Carnia, Val d’Ossola, ecc.), macchiandosi di gravi efferatezze come la fucilazione sommaria di civili e partigiani, la cattura e tortura di ostaggi fra i civili.

La vergogna della Xa MAS
Antifascismo Opinioni

La vergogna della Xa MAS

Qualcuno parla di onore, di gloria, ma in realtà, in un paese civile, qualora si menzionasse la Xa MAS si dovrebbe aggiungere solo un sostantivo: vergogna. Invece nemmeno la peggiore fantascienza potrebbe immaginare come, nella nostra giovane Repubblica, stiano riemergendo rigurgiti revisionistici fascistoidi di questa portata. Va da sé che, se oggi assistiamo a queste […]

William Domenichini 
3d book display image of Il golfo ai poeti

L'ultimo arrivato!

Questo bellissimo saggio ci racconta come la cultura di guerra e di morte genera gli stessi mostri in tutto il Paese: pessimismo, obbedienza, passività, senso di sconfitta, conformismo, opportunismo, clientelismo. Figli di un dio minore, vittime e colpevoli allo stesso tempo dei propri mali. Politici e rappresentanti istituzionali fotocopia. Iene e sciacalli ai banchetti delle opere pubbliche e gattopardi perché cambi tutto purché non cambi nulla.

Lo scenario che ci delinea e ci offre queste pagine che seguiranno è certamente doloroso, tragico, inquietante, ma in questo suo coraggioso e generoso atto di denuncia traspare sempre lo smisurato amore per La Spezia, per il suo Golfo, il suo Mare. Pagine e immagini che feriscono il cuore ma in cui respiriamo ancora speranza ed utopia. Che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace.

Antonio Mazzeo

ORDINALO!