
La rappresaglia di Pian di Follo
La rappresaglia di Pian di Follo fu un fatto che segnò enormemente la barbaria nazifascista nello spezzino, un episodio che raccontato nel mio libro. Per non dimenticare. Il 15 febbraio 1945, nell’abitato di Pian di Follo, i nazifascisti impiccarono, con il fil di ferro quattro partigiani, prelevati dalle carceri del XXI Fanteria alla Spezia:
- Gattoronchieri Sante, di 44 anni, di Lerici
- Paita Alcide, di 18 anni, di Calice al Cornoviglio
- Pietrapiana Albiano, di 39 anni, di Pitelli
- Pieracci Vasco, di 33 anni, della Spezia.
Davanti agli occhi terrorizzati della popolazione follese, radunata sotto la minaccia delle armi dei nazifascisti e costretta ad assistere all’impiccagione avvenuta lungo la strada principale. I quattro partigiani vengono lasciati appesi agli alberi che costeggiano la strada, per due giorni e due notti.
Il giorno precedente (14 febbraio), alcuni partigiani della Brigata “Matteotti” si trovano nell’osteria di Trovatelli, pochi metri dal luogo dell’esecuzione. Qualcuno allerta i partigiani del passaggio di tre tedeschi, i quali escono dal locale, incrociando immediatamente i tedeschi. Uno di essi, credendosi scoperto, spara e durante il conflitto a fuoco un tedesco muore, uno rimane ferito ed uno fugge. La reazione tedesca non si fa attendere. Poche ore dopo, reparti tedeschi incendiano alcune case. Il presidio germanico oltre il fiume inizia ad aprire il fuoco delle mitragliatrici pesanti sull’abitato di Follo Alto. Il bilancio di quella reazione fu un caduto civile: Attilio Simonelli.
Il responsabile della rappresaglia fu il comandante tedesco di Ceparana, il capitano Klain. Tra gli impiccati uno in particolare era legato al battaglione Val di Vara, comandato da Dany Bucchioni: Alcide Paita, al quale fu intitolato, nel dopoguerra, il campo sportivo di Calice al Cornoviglio. Nelle convulse ore precedenti l’impiccagione, il comando dell’unità di Giustizia e Libertà tentò la mediazione di uno scambio, per cercare di liberare i condannati. Tuttavia l’ufficiale tedesco non scese a patti con i “banditi”, ed eseguì la rappresaglia.
Dopo una serie di appostamenti, il 18 aprile 1945, due partigiani giellini del battaglione Val di Vara (Attilio Benedetti “Tiglio” e Mario Angeli) nei pressi di Albiano catturarono Klain, lo disarmarono e si avviarono verso i monti, ma durante il tragitto tentò di fuggire, ferendo uno dei due partigiani ad un braccio ma non sfuggendo all’altro, che lo uccise.
(nella foto, l’immagine dei partigiani follesi durante la prima commemorazione dei fatti del 15 febbraio)